COLIFFE
La sesta edizione del festival internazionale del cinema
che celebra opere provenienti da tutto il mondo.
DOCU-FILM INTERNAZIONALI
VI EDIZIONE 2026
COLiseum International Film FEstival




1938 - QUANDO SCOPRIMMO DI NON ESSERE PIù ITALIANI




di
PIETRO SUBER
FLUIRE - MICROFILM DI PASSAGGIO
di
PAOLO DAMIANI
IL FORNAIO E IL MARE
di
ALESSANDRO MONTONE


LA CANTINA, ALTRI APPUNTI SUL JAZZ
di
ANDREA POLINELLI
Il film descrive le vicende di italiani, ebrei e non ebrei, durante il periodo che va dalla pubblicazione delle leggi razziali (1938) alla deportazione dall’Italia (1943-1945). A parlare non sono solo i perseguitati, ma anche i persecutori e poi gli altri testimoni, cioè quella stragrande maggioranza di italiani che non aderirono all’applicazione delle leggi razziali, ma neanche si opposero. Un’opera originale su un tema di grande complessità, considerando che i pochi testimoni dell’epoca sopravvissuti sono molto anziani, la memoria collettiva si sta spegnendo e la conoscenza dei fatti delle giovani generazioni è sempre più labile. Il progetto ha l’ambizione di illustrare alle nuove generazioni cosa significarono in concreto, nella vita di tutti i giorni, le leggi razziali.
Girato prevalentemente dall'alto, il film è un viaggio visivo ed emotivo che esplora il legame tra umanità, tempo e natura. Dopo vent'anni trascorsi in campagna, a trenta chilometri da Roma, ai margini della Riserva Naturale Regionale Tevere-Farfa, lo sguardo si solleva, offrendo una riflessione sul senso dell'esistenza e sulla possibilità di superare il «male di vivere». Attraverso una prospettiva aerea, il paesaggio della bassa Sabina svela lentamente la sua memoria profonda: lo scorrere dell'esistenza come forma di accettazione, le tracce di un antico mare pliocenico che un tempo ricopriva queste terre e il corso del fiume Tevere — presenza millenaria e simbolo dell'intreccio continuo tra passato e presente.
Giuseppe fa il panettiere fin da quando era ragazzo. Nonostante una vita segnata dal duro lavoro e dalla resilienza, non ha mai imparato a nuotare. Quando i suoi amici lo vengono a sapere, decidono che è arrivato il momento di portarlo al mare. L'impulso iniziale per questo progetto è nato in modo semplice. Conosco Giuseppe da quattro anni – è un mio amico – e il fatto che, a 31 anni, pur lavorando come panettiere fin da giovane, non avesse mai imparato a nuotare, mi è sembrato il punto di partenza ideale per una narrazione. La struttura è suddivisa in capitoli che si svolgono in spazi differenti: il panificio, il luogo di ritrovo, il mare. Tuttavia, lo spazio non è il fulcro dell'opera; funge piuttosto da cornice per ciò che è davvero essenziale: le dinamiche umane.
La Cantina, altri appunti sul jazz racconta la storia del jazz a Bologna e il suo contributo alla musica italiana. Il titolo non rimanda soltanto ai luoghi storici del jazz, ma anche a uno spazio di conservazione tutto da valorizzare: una metafora che intende la musica come coscienza storica e strumento di ricerca e scoperta. All'interno della registrazione di un concerto dal vivo si inseriscono le interviste ad alcune delle figure più significative della storia del jazz a Bologna. Le immagini di backstage – con gli autori che entrano nel locale mentre il proprietario spazza le scale, i musicisti che chiacchierano al bancone e il pubblico seduto ai tavoli – insieme alle riprese in esterni, danno vita a una sorta di neorealismo personale, sulla scia del film di Gianni Amico del 1965 Appunti per un film sul jazz.


LA TELA




di
SALVATORE GARAU
LE DUE SPONDE DEL FIUME
di
FEDERICO IRIS OSMO TINELLI
LE RADICI DEL FUTURO: ARBOREA
di
MAURIZIO ABIS


LE VIE DELLA PASSIONE
di
MICHELE DOMENICO FALZONE
L’arte richiede concentrazione, quasi sempre solitudine. Per il pittore Salvatore Garau, questa è una condizione indispensabile che decide di mettere in discussione portando una grande tela bianca (due metri per cinque) all’interno dell’Istituto Penitenziario di Alta Sicurezza di Massama-Oristano. L’idea non è insegnare ai detenuti a dipingere, ma condividere la propria energia creativa con chi non è abituato alla libertà creativa, con chi non è libero. Davanti alla tela è dato modo ai detenuti di sprigionarsi, generare meraviglia. Il film documentario ripercorre la sfida, lo stupore, la nascita e la crescita di un progetto che dimostra la potenza dell’arte e della parola. Il colore che fa vibrare anche luoghi spogli e spentiore Salvatore Garau, questa è una condizione indispensabile che decide di mettere in discussione portando una grande tela bianca (due metri per cinque) all’interno dell’Istituto Penitenziario di Alta Sicurezza di Massama-Oristano. L’idea non è insegnare ai detenuti a dipingere, ma condividere la propria energia creativa con chi non è abituato alla libertà creativa, con chi non è libero. Davanti alla tela è dato modo ai detenuti di sprigionarsi, generare meraviglia. Il film documentario ripercorre la sfida, lo stupore, la nascita e la crescita di un progetto che dimostra la potenza dell’arte e della parola. Il colore che fa vibrare anche luoghi spogli e spenti
Girato tra il tempietto di San Fedelino (nella Riserva naturale Pian di Spagna e Lago di Mezzola) e i centri abitati circostanti, l’opera si configura come un vero e proprio poema musicale. Nasce dal desiderio di superare la ormai superata convenzione del videoclip – inteso principalmente come supporto visivo a un album – e, al contempo, di distanziarsi dal cinema tradizionale, che spesso utilizza una colonna sonora senza conferire ai musicisti un ruolo reale all’interno della narrazione filmica. In " LE DUE SPONDE DEL FIUME", il cinema non prevale sulla musica, né la musica domina il film: elementi sonori e visivi si fondono in un’unica entità. La colonna sonora, interamente composta dall’Ensemble Enten Hitti, racchiude trent’anni di ricerca e sperimentazione. I musicisti compaiono in scena rivestendo un ruolo simbolico, allegorico e poetico. Il titolo evoca una dicotomia fondamentale della condizione umana: la tensione tra natura e cultura. Il continuo alternarsi di inquadrature tra l’ambiente selvaggio e quello urbanizzato funge da metafora della condizione umana, costantemente alla ricerca di un equilibrio tra bisogni materiali e aspirazioni spirituali. Un viaggio misterioso.
Il documentario vuole raccontare quella che è stata la grande industria mineraria nel Sulcis Iglesiente in Sardegna attraverso l’originale punto di vista femminile. Ribaltando l’immaginario comune che mette in relazione l’ambiente minerario solo col genere maschile, il documentario vuole riportare alla luce le storie di queste lavoratrici che hanno contribuito a spianare la strada all’emancipazione delle donne di oggi.
"Le vie della Passione" è un docufilm di un'ora che racconta la storia della Settimana Santa a San Cataldo con profonda intensità e devozione: un'antica tradizione popolare e religiosa che unisce fede, memoria e identità collettiva Seguendo un percorso che inizia la prima domenica dopo l'Epifania e prosegue fino alla Domenica delle Palme, il film ripercorre il tragitto del "Crocifisso Lassa Lassa la Catina", portato in processione per le vie del paese e accolto nelle case dei fedeli, tra emozione, riflessione e preghiera mistica. La narrazione intreccia immagini del presente con testimonianze e ricordi del passato, evidenziando il ruolo centrale di Cristo nella vita della comunità. Protagonisti sono i fedeli, le confraternite, i portatori, gli attori e tutti coloro che, con un profondo senso di appartenenza, mantengono viva questa tradizione secolare. Quest'opera è un omaggio alla fede popolare, all'impegno collettivo e all'anima spirituale di San Cataldo, creata per essere tramandata nel tempo, di generazione in generazione.


LONTANO DAL CENTRO - CANTICO ERRANTE DI UN DJ SENZA TEMPO




di
ROBERTO PILI
PATER ENNIUS: TUTTE LE STORIE PORTANO A ROMA
di
ROBERTO LEONE
PRESEPIO QUESTO CONOSCIUTO
di
CLAUDIO BUCCI


RACCONTARE LA LAGUNA
di
PAOLO CARBONI
"Lontano dal Centro - Il Canto Errante di un DJ Senza Tempo" è un documentario intimo e visivamente poetico che racconta la storia di Richard Di Via, in arte DJ Sputo, siciliano nato a Trapani e sardo d'adozione, figura autentica e anticonformista della scena hip hop sarda. Un viaggio personale e artistico che ripercorre la sua giovinezza, l'incontro folgorante con la cultura hip hop, i primi esperimenti con i giradischi e la scoperta del DJing come linguaggio di espressione e forma di resistenza. Il film ripercorre le tappe fondamentali della sua vita: le sfide del crescere "lontano dal centro", in un territorio periferico rispetto ai principali poli culturali, le lotte e le battute d'arresto, ma anche i successi e le rinascite. Ma "Lontano dal Centro" non è solo una condizione geografica; diventa una potente metafora. Significa scegliere di non orbitare attorno alle tendenze dominanti, rifiutare di conformarsi alle masse e rimanere fedeli alla propria visione anche quando non segue i percorsi più battuti. L'essere lontani dal centro diventa quindi un atto di libertà creativa: la possibilità di coltivare una voce personale, trasformare la diversità in valore aggiunto e costruire uno stile distintivo e inconfondibile.
La voce di Ennio attraversa i secoli, intrecciando Messapi, Enea, Augusto e San Pietro in un viaggio in cui mito e storia si fondono nei paesaggi del Salento, e dove il passato diventa linfa vitale per il nostro futuro. "Pater Ennius, tutte le storie portano a Roma" nasce dal desiderio di riconnettere il presente alle profonde radici culturali che plasmano la nostra identità. In questo film, esploro come la voce di Ennio — poeta, testimone e padre simbolico della memoria romana — possa ancora risuonare all'interno dei paesaggi contemporanei. Le sue parole diventano un ponte tra le epoche, ricordandoci che la storia non è un archivio lontano, bensì una presenza viva che continua a parlare attraverso luoghi, gesti e silenzi.
Dialogo intimo con una donna cieca che ci mostra il suo sorprendente modo di vedere la vita.
Un docufilm che nasce da un lavoro di ricerca e di ascolto delle comunità locali per la valorizzazione del territorio tra valori e specialità e per raccontare la borgata di Marceddì attraverso il cinema e l'audiovisivo e di docenti professionisti del settore e il coinvolgimento attivo della comunità attiva. Il documentario nato dal laboratorio, descritto dal supervisore Paolo Carboni come l'esito di un lungo e rigoroso percorso di ricerca tra materiali d'archivio, immagini storiche e riprese sul campo. Attraverso il racconto e le voci dei suoi abitanti — in particolare dei pescatori — il lavoro audiovisivo affronta le memorie, la quotidianità e le problematiche legate alla gestione e alla vita della laguna, ponendo al centro elementi simbolici e identitari del territorio come il Ponte della Terza Peschiera.


RITRATTI DI FAMIGLIA




di
MANUELA TEMPESTA
SA DIE! UN VIAGGIO FRA STORIA E TEATRO
di
ANGELO CAMBA
THE SARDINA PROJECT - LA GUERRA DEL DDT
di
GIANFRANCO PANNONE


UN SORRISO I PERCORSI DI ANTONIO GIUSEPPE MALAFARINA
di
IRENE MAGNANI
Un viaggio intimo attraverso la Sardegna del Novecento, raccontato tramite i filmini di famiglia e le memorie di quattro nuclei familiari provenienti da Sassari, Cagliari, Oristano e Oliena. Attraverso immagini d'archivio inedite e testimonianze personali, il documentario esplora l'evoluzione della famiglia sarda, riflettendo sui cambiamenti sociali e culturali che hanno plasmato l'isola nel corso del tempo
Documentario dedicato a Sa Die de sa Sardigna (il 28 aprile), la festa del popolo sardo che ricorda i “Vespri Sardi” del 1794, la rivolta cagliaritana che portò all’espulsione. Unisce la ricostruzione storica della rivolta e dei suoi protagonisti (tra cui Giovanni Maria Angioy) con elementi teatrali e rievocazioni. L'opera nasce e si sviluppa a partire dall'omonimo spettacolo teatrale scritto da Marco Spiga, intrecciando il linguaggio della scena con la rievocazione d'archivio. Più che una semplice cronaca celebrativa, il film evita la retorica per esplorare le fratture sociali dell'epoca (come le differenze tra feudatari del nord e piccola nobiltà cagliaritana) e le domande di un popolo che continua a interrogarsi sulla propria identità. Il documentario unisce momenti performativi, analisi storiche e riflessioni sulla modernità di quegli eventi.
Documentario sull’operazione, dai risvolti epici, che portò all’eradicazione della malaria in Sardegna nel secondo Dopoguerra. In un momento di grande fermento culturale in Sardegna studiosi locali contribuirono a grandi scoperte in ambito scientifico (come Giuseppe Brotzu) e assieme alla Fondazione Rockfeller in collaborazione con il governo italiano si impegnarono nella lotta alla malaria attraverso l’uso massiccio di DDT. Ma fu un vero successo? L’obiettivo era eliminare il vettore (Anopheles labranchiae). La malaria fu debellata (ultimo caso significativo nel 1951-52), ma la zanzara non fu completamente eradicata. Il film racconta l’operazione (irrorazioni a terra e aeree, i costi umani ed ecologici e il contesto geopolitico del dopoguerra.
Il documentario racconta la vita e i percorsi di Antonio Giuseppe Malafarina, giornalista, poeta e inventore Milanese. Attraverso il suo lavoro e la sua testimonianza, emerge il messaggio che l'uomo è al centro, al di là della sua disabilità. Malafarina, infatti, non si è mai nascosto, insegnando che non bisogna vergognarsi e che le barriere possono essere superate con la comunicazione e la forza d'animo.


LONTANO DAL CENTRO - CANTICO ERRANTE DI UN DJ SENZA TEMPO




di
ROBERTO PILI
PATER ENNIUS: TUTTE LE STORIE PORTANO A ROMA
di
ROBERTO LEONE
PRESEPIO QUESTO CONOSCIUTO
di
CLAUDIO BUCCI


RACCONTARE LA LAGUNA
di
PAOLO CARBONI
"Lontano dal Centro - Il Canto Errante di un DJ Senza Tempo" è un documentario intimo e visivamente poetico che racconta la storia di Richard Di Via, in arte DJ Sputo, siciliano nato a Trapani e sardo d'adozione, figura autentica e anticonformista della scena hip hop sarda. Un viaggio personale e artistico che ripercorre la sua giovinezza, l'incontro folgorante con la cultura hip hop, i primi esperimenti con i giradischi e la scoperta del DJing come linguaggio di espressione e forma di resistenza. Il film ripercorre le tappe fondamentali della sua vita: le sfide del crescere "lontano dal centro", in un territorio periferico rispetto ai principali poli culturali, le lotte e le battute d'arresto, ma anche i successi e le rinascite. Ma "Lontano dal Centro" non è solo una condizione geografica; diventa una potente metafora. Significa scegliere di non orbitare attorno alle tendenze dominanti, rifiutare di conformarsi alle masse e rimanere fedeli alla propria visione anche quando non segue i percorsi più battuti. L'essere lontani dal centro diventa quindi un atto di libertà creativa: la possibilità di coltivare una voce personale, trasformare la diversità in valore aggiunto e costruire uno stile distintivo e inconfondibile.
La voce di Ennio attraversa i secoli, intrecciando Messapi, Enea, Augusto e San Pietro in un viaggio in cui mito e storia si fondono nei paesaggi del Salento, e dove il passato diventa linfa vitale per il nostro futuro. "Pater Ennius, tutte le storie portano a Roma" nasce dal desiderio di riconnettere il presente alle profonde radici culturali che plasmano la nostra identità. In questo film, esploro come la voce di Ennio — poeta, testimone e padre simbolico della memoria romana — possa ancora risuonare all'interno dei paesaggi contemporanei. Le sue parole diventano un ponte tra le epoche, ricordandoci che la storia non è un archivio lontano, bensì una presenza viva che continua a parlare attraverso luoghi, gesti e silenzi.
Dialogo intimo con una donna cieca che ci mostra il suo sorprendente modo di vedere la vita.
Un docufilm che nasce da un lavoro di ricerca e di ascolto delle comunità locali per la valorizzazione del territorio tra valori e specialità e per raccontare la borgata di Marceddì attraverso il cinema e l'audiovisivo e di docenti professionisti del settore e il coinvolgimento attivo della comunità attiva. Il documentario nato dal laboratorio, descritto dal supervisore Paolo Carboni come l'esito di un lungo e rigoroso percorso di ricerca tra materiali d'archivio, immagini storiche e riprese sul campo. Attraverso il racconto e le voci dei suoi abitanti — in particolare dei pescatori — il lavoro audiovisivo affronta le memorie, la quotidianità e le problematiche legate alla gestione e alla vita della laguna, ponendo al centro elementi simbolici e identitari del territorio come il Ponte della Terza Peschiera.


RITRATTI DI FAMIGLIA




di
MANUELA TEMPESTA
SA DIE! UN VIAGGIO FRA STORIA E TEATRO
di
ANGELO CAMBA
THE SARDINA PROJECT - LA GUERRA DEL DDT
di
GIANFRANCO PANNONE


UN SORRISO I PERCORSI DI ANTONIO GIUSEPPE MALAFARINA
di
IRENE MAGNANI
Un viaggio intimo attraverso la Sardegna del Novecento, raccontato tramite i filmini di famiglia e le memorie di quattro nuclei familiari provenienti da Sassari, Cagliari, Oristano e Oliena. Attraverso immagini d'archivio inedite e testimonianze personali, il documentario esplora l'evoluzione della famiglia sarda, riflettendo sui cambiamenti sociali e culturali che hanno plasmato l'isola nel corso del tempo
Documentario dedicato a Sa Die de sa Sardigna (il 28 aprile), la festa del popolo sardo che ricorda i “Vespri Sardi” del 1794, la rivolta cagliaritana che portò all’espulsione. Unisce la ricostruzione storica della rivolta e dei suoi protagonisti (tra cui Giovanni Maria Angioy) con elementi teatrali e rievocazioni. L'opera nasce e si sviluppa a partire dall'omonimo spettacolo teatrale scritto da Marco Spiga, intrecciando il linguaggio della scena con la rievocazione d'archivio. Più che una semplice cronaca celebrativa, il film evita la retorica per esplorare le fratture sociali dell'epoca (come le differenze tra feudatari del nord e piccola nobiltà cagliaritana) e le domande di un popolo che continua a interrogarsi sulla propria identità. Il documentario unisce momenti performativi, analisi storiche e riflessioni sulla modernità di quegli eventi.
Documentario sull’operazione, dai risvolti epici, che portò all’eradicazione della malaria in Sardegna nel secondo Dopoguerra. In un momento di grande fermento culturale in Sardegna studiosi locali contribuirono a grandi scoperte in ambito scientifico (come Giuseppe Brotzu) e assieme alla Fondazione Rockfeller in collaborazione con il governo italiano si impegnarono nella lotta alla malaria attraverso l’uso massiccio di DDT. Ma fu un vero successo? L’obiettivo era eliminare il vettore (Anopheles labranchiae). La malaria fu debellata (ultimo caso significativo nel 1951-52), ma la zanzara non fu completamente eradicata. Il film racconta l’operazione (irrorazioni a terra e aeree, i costi umani ed ecologici e il contesto geopolitico del dopoguerra.
Il documentario racconta la vita e i percorsi di Antonio Giuseppe Malafarina, giornalista, poeta e inventore Milanese. Attraverso il suo lavoro e la sua testimonianza, emerge il messaggio che l'uomo è al centro, al di là della sua disabilità. Malafarina, infatti, non si è mai nascosto, insegnando che non bisogna vergognarsi e che le barriere possono essere superate con la comunicazione e la forza d'animo.


LONTANO DAL CENTRO - CANTICO ERRANTE DI UN DJ SENZA TEMPO




di
ROBERTO PILI
PATER ENNIUS: TUTTE LE STORIE PORTANO A ROMA
di
ROBERTO LEONE
PRESEPIO QUESTO CONOSCIUTO
di
CLAUDIO BUCCI


RACCONTARE LA LAGUNA
di
PAOLO CARBONI
"Lontano dal Centro - Il Canto Errante di un DJ Senza Tempo" è un documentario intimo e visivamente poetico che racconta la storia di Richard Di Via, in arte DJ Sputo, siciliano nato a Trapani e sardo d'adozione, figura autentica e anticonformista della scena hip hop sarda. Un viaggio personale e artistico che ripercorre la sua giovinezza, l'incontro folgorante con la cultura hip hop, i primi esperimenti con i giradischi e la scoperta del DJing come linguaggio di espressione e forma di resistenza. Il film ripercorre le tappe fondamentali della sua vita: le sfide del crescere "lontano dal centro", in un territorio periferico rispetto ai principali poli culturali, le lotte e le battute d'arresto, ma anche i successi e le rinascite. Ma "Lontano dal Centro" non è solo una condizione geografica; diventa una potente metafora. Significa scegliere di non orbitare attorno alle tendenze dominanti, rifiutare di conformarsi alle masse e rimanere fedeli alla propria visione anche quando non segue i percorsi più battuti. L'essere lontani dal centro diventa quindi un atto di libertà creativa: la possibilità di coltivare una voce personale, trasformare la diversità in valore aggiunto e costruire uno stile distintivo e inconfondibile.
La voce di Ennio attraversa i secoli, intrecciando Messapi, Enea, Augusto e San Pietro in un viaggio in cui mito e storia si fondono nei paesaggi del Salento, e dove il passato diventa linfa vitale per il nostro futuro. "Pater Ennius, tutte le storie portano a Roma" nasce dal desiderio di riconnettere il presente alle profonde radici culturali che plasmano la nostra identità. In questo film, esploro come la voce di Ennio — poeta, testimone e padre simbolico della memoria romana — possa ancora risuonare all'interno dei paesaggi contemporanei. Le sue parole diventano un ponte tra le epoche, ricordandoci che la storia non è un archivio lontano, bensì una presenza viva che continua a parlare attraverso luoghi, gesti e silenzi.
Dialogo intimo con una donna cieca che ci mostra il suo sorprendente modo di vedere la vita.
Un docufilm che nasce da un lavoro di ricerca e di ascolto delle comunità locali per la valorizzazione del territorio tra valori e specialità e per raccontare la borgata di Marceddì attraverso il cinema e l'audiovisivo e di docenti professionisti del settore e il coinvolgimento attivo della comunità attiva. Il documentario nato dal laboratorio, descritto dal supervisore Paolo Carboni come l'esito di un lungo e rigoroso percorso di ricerca tra materiali d'archivio, immagini storiche e riprese sul campo. Attraverso il racconto e le voci dei suoi abitanti — in particolare dei pescatori — il lavoro audiovisivo affronta le memorie, la quotidianità e le problematiche legate alla gestione e alla vita della laguna, ponendo al centro elementi simbolici e identitari del territorio come il Ponte della Terza Peschiera.
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