COLIFFE
La sesta edizione del festival internazionale del cinema
che celebra opere provenienti da tutto il mondo.
CORTI ITALIANI
VI EDIZIONE 2026
COLiseum International Film FEstival




BE MY EYES




di
VINCENZO DELLA CORTE
DI DONNA CE N'è UNA SOLA
di
GEPPI DI STASIO
ECHI
di
SIMONE DE CENZO


ELENA
di
DANIELE SPEZZACATENA
Il film esplora la vita e la personalità della celebre archeologa Edda Bresciani attraverso una cena informale presso l'osteria toscana "La Bottega Sulla Fraga" e si distingue per la sua narrazione spontanea: non segue una sceneggiatura rigida, ma si dipana attraverso i ricordi e le testimonianze degli amici di Edda, che condividono aneddoti e riflessioni sulla sua vita e sul suo lavoro.
Girato prevalentemente dall'alto, il film è un viaggio visivo ed emotivo che esplora il legame tra umanità, tempo e natura. Dopo vent'anni trascorsi in campagna, a trenta chilometri da Roma, ai margini della Riserva Naturale Regionale Tevere-Farfa, lo sguardo si solleva, offrendo una riflessione sul senso dell'esistenza e sulla possibilità di superare il «male di vivere». Attraverso una prospettiva aerea, il paesaggio della bassa Sabina svela lentamente la sua memoria profonda: lo scorrere dell'esistenza come forma di accettazione, le tracce di un antico mare pliocenico che un tempo ricopriva queste terre e il corso del fiume Tevere — presenza millenaria e simbolo dell'intreccio continuo tra passato e presente.
Giuseppe fa il panettiere fin da quando era ragazzo. Nonostante una vita segnata dal duro lavoro e dalla resilienza, non ha mai imparato a nuotare. Quando i suoi amici lo vengono a sapere, decidono che è arrivato il momento di portarlo al mare. L'impulso iniziale per questo progetto è nato in modo semplice. Conosco Giuseppe da quattro anni – è un mio amico – e il fatto che, a 31 anni, pur lavorando come panettiere fin da giovane, non avesse mai imparato a nuotare, mi è sembrato il punto di partenza ideale per una narrazione. La struttura è suddivisa in capitoli che si svolgono in spazi differenti: il panificio, il luogo di ritrovo, il mare. Tuttavia, lo spazio non è il fulcro dell'opera; funge piuttosto da cornice per ciò che è davvero essenziale: le dinamiche umane.
La Cantina, altri appunti sul jazz racconta la storia del jazz a Bologna e il suo contributo alla musica italiana. Il titolo non rimanda soltanto ai luoghi storici del jazz, ma anche a uno spazio di conservazione tutto da valorizzare: una metafora che intende la musica come coscienza storica e strumento di ricerca e scoperta. All'interno della registrazione di un concerto dal vivo si inseriscono le interviste ad alcune delle figure più significative della storia del jazz a Bologna. Le immagini di backstage – con gli autori che entrano nel locale mentre il proprietario spazza le scale, i musicisti che chiacchierano al bancone e il pubblico seduto ai tavoli – insieme alle riprese in esterni, danno vita a una sorta di neorealismo personale, sulla scia del film di Gianni Amico del 1965 Appunti per un film sul jazz.


EPPURE SPRITZ




di
ANTONIO MASSIMO FERRARA
EVELYN
di
FRANCES SAPPHIRE
FUORI SINCRONO
di
CAMILLA FOSSO


GLI UNICORNI VOLANO LIBERI
di
ENZA LASALANDRA
Il Carnevale più antico d’Italia, ricordi, filmati, un immaginario potentissimo radicato nei secoli in una città: Fano. Una tradizione, quella della cartapesta, e maestri carristi che, generazione dopo generazione, hanno saputo costruire tra creatività, ingegneria e manualità dei palcoscenici viaggianti chiamati carri. Una maschera, il Vulón, e il suo incontro con un bambino. Lui non sa nulla del Carnevale di Fano.
Girato tra il tempietto di San Fedelino (nella Riserva naturale Pian di Spagna e Lago di Mezzola) e i centri abitati circostanti, l’opera si configura come un vero e proprio poema musicale. Nasce dal desiderio di superare la ormai superata convenzione del videoclip – inteso principalmente come supporto visivo a un album – e, al contempo, di distanziarsi dal cinema tradizionale, che spesso utilizza una colonna sonora senza conferire ai musicisti un ruolo reale all’interno della narrazione filmica. In " LE DUE SPONDE DEL FIUME", il cinema non prevale sulla musica, né la musica domina il film: elementi sonori e visivi si fondono in un’unica entità. La colonna sonora, interamente composta dall’Ensemble Enten Hitti, racchiude trent’anni di ricerca e sperimentazione. I musicisti compaiono in scena rivestendo un ruolo simbolico, allegorico e poetico. Il titolo evoca una dicotomia fondamentale della condizione umana: la tensione tra natura e cultura. Il fiume Mera traccia un confine tra due mondi: da un lato, la vegetazione e la fauna selvatica, con il tempietto di San Fedelino dell’XI secolo – luogo di eremitaggio e ricerca spirituale –; dall’altro, la civitas, con i suoi insediamenti industriali abbandonati, i divertimenti giovanili, le nuove strutture residenziali, le strade, il traffico, gli amori e le vicende umane. Il film non esprime alcun giudizio: l’essere umano vive queste dimensioni simultaneamente, cercando nella natura un senso e una spiritualità, e nella vita quotidiana appagamento e piacere. Il continuo alternarsi di inquadrature tra l’ambiente selvaggio e quello urbanizzato funge da metafora della condizione umana, costantemente alla ricerca di un equilibrio tra bisogni materiali e aspirazioni spirituali. Un viaggio misterioso.
Il documentario vuole raccontare quella che è stata la grande industria mineraria nel Sulcis Iglesiente in Sardegna attraverso l’originale punto di vista femminile. Ribaltando l’immaginario comune che mette in relazione l’ambiente minerario solo col genere maschile, il documentario vuole riportare alla luce le storie di queste lavoratrici che hanno contribuito a spianare la strada all’emancipazione delle donne di oggi.
"Le vie della Passione" è un docufilm di un'ora che racconta la storia della Settimana Santa a San Cataldo con profonda intensità e devozione: un'antica tradizione popolare e religiosa che unisce fede, memoria e identità collettiva Seguendo un percorso che inizia la prima domenica dopo l'Epifania e prosegue fino alla Domenica delle Palme, il film ripercorre il tragitto del "Crocifisso Lassa Lassa la Catina", portato in processione per le vie del paese e accolto nelle case dei fedeli, tra emozione, riflessione e preghiera mistica. La narrazione intreccia immagini del presente con testimonianze e ricordi del passato, evidenziando il ruolo centrale di Cristo nella vita della comunità. Protagonisti sono i fedeli, le confraternite, i portatori, gli attori e tutti coloro che, con un profondo senso di appartenenza, mantengono viva questa tradizione secolare. Quest'opera è un omaggio alla fede popolare, all'impegno collettivo e all'anima spirituale di San Cataldo, creata per essere tramandata nel tempo, di generazione in generazione.


IL CONSOLATORIO




di
MATTEO CARUCCI
IL FIORE DELLA PASSIONE
di
CRISTIAN BENAGLIO
LEPUS PRAEDA
di
ROBERTO PILI


MARK
di
FABIO ODDO
"Lontano dal Centro - Il Canto Errante di un DJ Senza Tempo" è un documentario intimo e visivamente poetico che racconta la storia di Richard Di Via, in arte DJ Sputo, siciliano nato a Trapani e sardo d'adozione, figura autentica e anticonformista della scena hip hop sarda. Un viaggio personale e artistico che ripercorre la sua giovinezza, l'incontro folgorante con la cultura hip hop, i primi esperimenti con i giradischi e la scoperta del DJing come linguaggio di espressione e forma di resistenza. Il film ripercorre le tappe fondamentali della sua vita: le sfide del crescere "lontano dal centro", in un territorio periferico rispetto ai principali poli culturali, le lotte e le battute d'arresto, ma anche i successi e le rinascite. Ma "Lontano dal Centro" non è solo una condizione geografica; diventa una potente metafora. Significa scegliere di non orbitare attorno alle tendenze dominanti, rifiutare di conformarsi alle masse e rimanere fedeli alla propria visione anche quando non segue i percorsi più battuti. L'essere lontani dal centro diventa quindi un atto di libertà creativa: la possibilità di coltivare una voce personale, trasformare la diversità in valore aggiunto e costruire uno stile distintivo e inconfondibile. Attraverso performance e testimonianze, emerge il ritratto di un artista che ha trasformato la sua passione per l'hip hop in un percorso di redenzione personale e di costruzione dell'identità. In un contesto come quello sardo, dove le opportunità spesso sembrano limitate, la musica diventa strumento di autoaffermazione, di aggregazione e di visione. La presenza di ospiti di spicco della scena hip hop nazionale arricchisce la narrazione, intrecciando le dimensioni locali e nazionali e trasmettendo il senso di una cultura che unisce territori diversi sotto lo stesso ritmo.
La voce di Ennio attraversa i secoli, intrecciando Messapi, Enea, Augusto e San Pietro in un viaggio in cui mito e storia si fondono nei paesaggi del Salento, e dove il passato diventa linfa vitale per il nostro futuro. "Pater Ennius, tutte le storie portano a Roma" nasce dal desiderio di riconnettere il presente alle profonde radici culturali che plasmano la nostra identità. In questo film, esploro come la voce di Ennio — poeta, testimone e padre simbolico della memoria romana — possa ancora risuonare all'interno dei paesaggi contemporanei. Le sue parole diventano un ponte tra le epoche, ricordandoci che la storia non è un archivio lontano, bensì una presenza viva che continua a parlare attraverso luoghi, gesti e silenzi.
Dialogo intimo con una donna cieca che ci mostra il suo sorprendente modo di vedere la vita.
La Fabbrica del Tannino svela la storia dimenticata di uno stabilimento che, dal 1923 a oggi, ha plasmato non solo l'economia, ma anche l'identità stessa di una città. Ciò che inizia come storia industriale diventa qualcosa di più ampio: una meditazione sulla memoria, la resilienza e la trasformazione di luoghi che crediamo di conoscere. La Fabbrica del Tannino si rivolge a un pubblico globale che sta vivendo le proprie crisi industriali, ambientali e di memoria.


NON PIANGERE




di
ALESSANDRO GRASSI
NO-W-AR
di
GIULIO GIORGETTI
ORLANDO
di
ALEX ELTON


PARE BRUTTO
di
PIERO CALVARESE
Il Carnevale più antico d’Italia, ricordi, filmati, un immaginario potentissimo radicato nei secoli in una città: Fano. Una tradizione, quella della cartapesta, e maestri carristi che, generazione dopo generazione, hanno saputo costruire tra creatività, ingegneria e manualità dei palcoscenici viaggianti chiamati carri. Una maschera, il Vulón, e il suo incontro con un bambino. Lui non sa nulla del Carnevale di Fano.
Dentro il cibo c'è un mondo. Di persone, di idee, di storie. Alcune sono così speciali da rimanere impresse nella memoria. Come fotografie dell'anima. Così forti da evocare altre storie, altrettanto uniche, da raccontare insieme. Mettendole vicine, attorno a un tavolo, magari per la prima volta. Una voce che completa l'altra, trovando l'accordo giusto come una sinfonia. Di gusto, di emozioni, di vita.
Il documentario vuole raccontare quella che è stata la grande industria mineraria nel Sulcis Iglesiente in Sardegna attraverso l’originale punto di vista femminile. Ribaltando l’immaginario comune che mette in relazione l’ambiente minerario solo col genere maschile, il documentario vuole riportare alla luce le storie di queste lavoratrici che hanno contribuito a spianare la strada all’emancipazione delle donne di oggi.
Il documentario racconta la vita e i percorsi di Antonio Giuseppe Malafarina, giornalista, poeta e inventore Milanese. Attraverso il suo lavoro e la sua testimonianza, emerge il messaggio che l'uomo è al centro, al di là della sua disabilità. Malafarina, infatti, non si è mai nascosto, insegnando che non bisogna vergognarsi e che le barriere possono essere superate con la comunicazione e la forza d'animo.


PETAGNA




di
FRANCO BLANDI
PILLOLISTI ANONIMI
di
DANIELE CATINI
RESILIENZA
di
ALESSANDRO ESPOSITO
RESPIRA
di
RICCARDO CHIAPPA
"Lontano dal Centro - Il Canto Errante di un DJ Senza Tempo" è un documentario intimo e visivamente poetico che racconta la storia di Richard Di Via, in arte DJ Sputo, siciliano nato a Trapani e sardo d'adozione, figura autentica e anticonformista della scena hip hop sarda. Un viaggio personale e artistico che ripercorre la sua giovinezza, l'incontro folgorante con la cultura hip hop, i primi esperimenti con i giradischi e la scoperta del DJing come linguaggio di espressione e forma di resistenza. Il film ripercorre le tappe fondamentali della sua vita: le sfide del crescere "lontano dal centro", in un territorio periferico rispetto ai principali poli culturali, le lotte e le battute d'arresto, ma anche i successi e le rinascite. Ma "Lontano dal Centro" non è solo una condizione geografica; diventa una potente metafora. Significa scegliere di non orbitare attorno alle tendenze dominanti, rifiutare di conformarsi alle masse e rimanere fedeli alla propria visione anche quando non segue i percorsi più battuti. L'essere lontani dal centro diventa quindi un atto di libertà creativa: la possibilità di coltivare una voce personale, trasformare la diversità in valore aggiunto e costruire uno stile distintivo e inconfondibile. Attraverso performance e testimonianze, emerge il ritratto di un artista che ha trasformato la sua passione per l'hip hop in un percorso di redenzione personale e di costruzione dell'identità. In un contesto come quello sardo, dove le opportunità spesso sembrano limitate, la musica diventa strumento di autoaffermazione, di aggregazione e di visione. La presenza di ospiti di spicco della scena hip hop nazionale arricchisce la narrazione, intrecciando le dimensioni locali e nazionali e trasmettendo il senso di una cultura che unisce territori diversi sotto lo stesso ritmo.
La voce di Ennio attraversa i secoli, intrecciando Messapi, Enea, Augusto e San Pietro in un viaggio in cui mito e storia si fondono nei paesaggi del Salento, e dove il passato diventa linfa vitale per il nostro futuro. "Pater Ennius, tutte le storie portano a Roma" nasce dal desiderio di riconnettere il presente alle profonde radici culturali che plasmano la nostra identità. In questo film, esploro come la voce di Ennio — poeta, testimone e padre simbolico della memoria romana — possa ancora risuonare all'interno dei paesaggi contemporanei. Le sue parole diventano un ponte tra le epoche, ricordandoci che la storia non è un archivio lontano, bensì una presenza viva che continua a parlare attraverso luoghi, gesti e silenzi.
Dialogo intimo con una donna cieca che ci mostra il suo sorprendente modo di vedere la vita.
La Fabbrica del Tannino svela la storia dimenticata di uno stabilimento che, dal 1923 a oggi, ha plasmato non solo l'economia, ma anche l'identità stessa di una città. Ciò che inizia come storia industriale diventa qualcosa di più ampio: una meditazione sulla memoria, la resilienza e la trasformazione di luoghi che crediamo di conoscere. La Fabbrica del Tannino si rivolge a un pubblico globale che sta vivendo le proprie crisi industriali, ambientali e di memoria.




SACRED DROP




di
FRANCO BLANDI
SBENTIARE
di
TIZIANA TROJA
STELLE NEL POZZO
di
PAOLO CARBONI
THE BORDER
di
CARLO FUMO
Il Carnevale più antico d’Italia, ricordi, filmati, un immaginario potentissimo radicato nei secoli in una città: Fano. Una tradizione, quella della cartapesta, e maestri carristi che, generazione dopo generazione, hanno saputo costruire tra creatività, ingegneria e manualità dei palcoscenici viaggianti chiamati carri. Una maschera, il Vulón, e il suo incontro con un bambino. Lui non sa nulla del Carnevale di Fano.
Dentro il cibo c'è un mondo. Di persone, di idee, di storie. Alcune sono così speciali da rimanere impresse nella memoria. Come fotografie dell'anima. Così forti da evocare altre storie, altrettanto uniche, da raccontare insieme. Mettendole vicine, attorno a un tavolo, magari per la prima volta. Una voce che completa l'altra, trovando l'accordo giusto come una sinfonia. Di gusto, di emozioni, di vita.
Il documentario vuole raccontare quella che è stata la grande industria mineraria nel Sulcis Iglesiente in Sardegna attraverso l’originale punto di vista femminile. Ribaltando l’immaginario comune che mette in relazione l’ambiente minerario solo col genere maschile, il documentario vuole riportare alla luce le storie di queste lavoratrici che hanno contribuito a spianare la strada all’emancipazione delle donne di oggi.
Il documentario racconta la vita e i percorsi di Antonio Giuseppe Malafarina, giornalista, poeta e inventore Milanese. Attraverso il suo lavoro e la sua testimonianza, emerge il messaggio che l'uomo è al centro, al di là della sua disabilità. Malafarina, infatti, non si è mai nascosto, insegnando che non bisogna vergognarsi e che le barriere possono essere superate con la comunicazione e la forza d'animo.


THE OTHER SIDE




di
GIACOMO A. IACOLENNA
TRASPARENTE
di
FRANCO DI PANCRAZIO
MAURO RIGA
UN CORPO ROMANTICO
di
SIMONE GUGLIELMI


RACCONTARE LA LAGUNA
di
PAOLO CARBONI
"Lontano dal Centro - Il Canto Errante di un DJ Senza Tempo" è un documentario intimo e visivamente poetico che racconta la storia di Richard Di Via, in arte DJ Sputo, siciliano nato a Trapani e sardo d'adozione, figura autentica e anticonformista della scena hip hop sarda. Un viaggio personale e artistico che ripercorre la sua giovinezza, l'incontro folgorante con la cultura hip hop, i primi esperimenti con i giradischi e la scoperta del DJing come linguaggio di espressione e forma di resistenza. Il film ripercorre le tappe fondamentali della sua vita: le sfide del crescere "lontano dal centro", in un territorio periferico rispetto ai principali poli culturali, le lotte e le battute d'arresto, ma anche i successi e le rinascite. Ma "Lontano dal Centro" non è solo una condizione geografica; diventa una potente metafora. Significa scegliere di non orbitare attorno alle tendenze dominanti, rifiutare di conformarsi alle masse e rimanere fedeli alla propria visione anche quando non segue i percorsi più battuti. L'essere lontani dal centro diventa quindi un atto di libertà creativa: la possibilità di coltivare una voce personale, trasformare la diversità in valore aggiunto e costruire uno stile distintivo e inconfondibile. Attraverso performance e testimonianze, emerge il ritratto di un artista che ha trasformato la sua passione per l'hip hop in un percorso di redenzione personale e di costruzione dell'identità. In un contesto come quello sardo, dove le opportunità spesso sembrano limitate, la musica diventa strumento di autoaffermazione, di aggregazione e di visione. La presenza di ospiti di spicco della scena hip hop nazionale arricchisce la narrazione, intrecciando le dimensioni locali e nazionali e trasmettendo il senso di una cultura che unisce territori diversi sotto lo stesso ritmo.
La voce di Ennio attraversa i secoli, intrecciando Messapi, Enea, Augusto e San Pietro in un viaggio in cui mito e storia si fondono nei paesaggi del Salento, e dove il passato diventa linfa vitale per il nostro futuro. "Pater Ennius, tutte le storie portano a Roma" nasce dal desiderio di riconnettere il presente alle profonde radici culturali che plasmano la nostra identità. In questo film, esploro come la voce di Ennio — poeta, testimone e padre simbolico della memoria romana — possa ancora risuonare all'interno dei paesaggi contemporanei. Le sue parole diventano un ponte tra le epoche, ricordandoci che la storia non è un archivio lontano, bensì una presenza viva che continua a parlare attraverso luoghi, gesti e silenzi.
Dialogo intimo con una donna cieca che ci mostra il suo sorprendente modo di vedere la vita.
La Fabbrica del Tannino svela la storia dimenticata di uno stabilimento che, dal 1923 a oggi, ha plasmato non solo l'economia, ma anche l'identità stessa di una città. Ciò che inizia come storia industriale diventa qualcosa di più ampio: una meditazione sulla memoria, la resilienza e la trasformazione di luoghi che crediamo di conoscere. La Fabbrica del Tannino si rivolge a un pubblico globale che sta vivendo le proprie crisi industriali, ambientali e di memoria.


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